Il Blog della Fenice
Storia di quotidiana sfiga 
venerdì, 18 maggio, 2007, 20:00


Eccoci… Mi sembrava scorretto da parte mia togliervi un buon motivo per farvi quattro risate a mie spese, ahimè…Eh si, perché incredibile ma vero, la malefica nuvoletta grigia temporalesca stile Fantozzi ha colpito ancora!!
Questa volta il luogo della disavventura è la mia università.
Prima premessa: da noi è in vigore una utilissima regola, ovvero che gli studenti hanno la frequenza obbligatoria, il che vuol dire che ad ogni lezione devono porre la loro firma su un apposito foglio. E’ facile intuire che spesso e volentieri, visto che non sempre si ha voglia di seguire o magari si ha di meglio da fare, non si è presenti a lezione, e pertanto magari ci copriamo gli uni con gli altri facendo prestanome.
Seconda premessa: non per vantarmi, ma in questo sono sempre stata molto brava, senza eccezione sono andata a lezione, pochissime volte ho chiesto a qualcun altro di firmare per me, insomma, posso considerarmi una studentessa modello! (Non ridete per favore!)
È un lunedì mattina…Oltre alle sei ore normali di lezione ho anche due ore e mezzo di laboratorio al pomeriggio, insomma, una tipica giornata da incubo!
Mentre sono a lezione le prime due ore, mi viene il lampo di genio: quasi quasi vado a trovare a casa Stefano, un amico, tagliando le successive due lezioni, tanto, mi dico, se prepariamo noi il foglio firme da far girare in aula sono a posto, basta che sia io la prima a firmarlo e poi me ne posso andare.
Coinvolgo nella mia brillante idea anche Paolo, mio compagno di fancazzismo all’università, e lo convinco ad accompagnarmi addirittura al bar a fare colazione; giusto il tempo di firmare il foglio da noi astutamente preparato, e tagliamo la corda, complimentandoci con noi stessi per essere tanto furbi da riuscire a passarla liscia. Certo...
Arrivo tutta tranquilla da Stefano, contenta come una pasqua di poter trascorrere un po’ di tempo insieme, e ovviamente ignoro completamente il cellulare che rimane abbandonato, in modalità silenzioso, in fondo alla borsa.
Dopo due ore e mezza finalmente mi decido a guardare il telefono, ci sono due messaggi ricevuti un’ora prima. Ah bene, mi dico, sono una persona molto ricercata!
Premo il tasto “visualizza”, e per poco non mi prende un infarto. I messaggi sono entrambi di Giulia, mia compagna di corso rimasta diligentemente a seguire, che mi informa che la docente ha fatto, alla fine della lezione, il contrappello e si è notevolmente incazzata perché io e Paolo non abbiamo risposto. Oltretutto io e lui eravamo i primi dell’elenco. Cazzo. Non so se ridere o se piangere, comincio a spiegare la situazione a Stefano farfugliando, lui mi dice di calmarmi e molto simpaticamente mi dice che il massimo che possa capitarmi è l’espulsione dalla facoltà….confortante…
Impanicata torno all’università sentendomi anche terribilmente in colpa nei confronti di Paolo che ho trascinato nel mio ingegnoso piano, convincendolo a tagliare con me e venire a fare colazione…
Mentre guido penso anche a quanto davvero sia sfigata: ci sono stati giorni in cui sul foglio comparivano una ventina di firme (in tutto a seguire siamo circa una trentina), ma in aula rimanevamo in otto, dieci, quindici quando eravamo tanti. Però lì l’arpia non si è mai sognata di fare il contrappello, no…mi sembra giusto! Invece quando io, povera sfigata, decido per una volta di tagliare, TAC! Subito mi becca….ma vaff….
Quando arrivo in facoltà vado dritta da Paolo e Giulia che mi dicono che la docente vuole parlarmi nel suo ufficio.Paolo è già andato, mi riferisce che non è così tragica la cosa e mi tranquillizza. Ok…mi si risolleva un po’ il morale, ma nel contempo sono lo stesso angosciata. Che cavolo le racconto? Come spiego la mia assenza?? Mica posso dirle la verità: “Eh no scusi, sa com’è, non avevo voglia di seguire le sue pallosissime ore e ho preferito andare a divertirmi un po’ con un amico…”.
No…non mi sembra proprio una buona idea.
Il giorno stesso mando una mail alla prof chiedendole un incontro per darle delle spiegazioni sulla mia assenza. Mi risponde tutta seccata e mi dà appuntamento per il venerdì. Bene, ho tre giorni per preparare la mia difesa.
Arriva il fatidico giorno. Oltretutto, ancora più sfigata, quel venerdì non avevo nemmeno lezione, quindi mi sono dovuta svegliare lo stesso prestissimo (voleva vedermi prima delle 10, uff…), trovare una scusa per mio padre per giustificare il fatto che, dopo avergli detto che sarei stata a casa invece uscivo (anche a lui non mi sembrava una buona idea raccontargli la verità!), affrontare il caos della tangenziale all’ora di punta per arrivare sola soletta all’università come un’imbecille, e senza nemmeno avere appoggio dai miei compagni che se ne stavano invece beatamente a ronfare. Grrrr….
Il tragitto dal parcheggio all’ufficio della docente mi sembra eterno, ho l’impulso fortissimo di girare i tacchi e andare a casa, ma non posso. Arrivo davanti alla porta, lei è dentro a spicchettare sul pc, busso e mi stampo in faccia la mia espressione da Bambi, molto tenera e dolce.
Non serve a niente, lei mi squadra e assume l’atteggiamento da sostenuta e offesa. Bene, ottimo inizio. Con un tono di voce davvero acido mi esorta a dirle come sono andate le cose e così io comincio a propinarle la mia scusa (alla fine ho optato per la storia che dovevo andare a parlare con un altro docente per uno stage), ma senza un buon risultato. Mi ascolta per circa venti secondi poi mi interrompe e da lì inizia il Grande Cazziatone: sono una persona molto scorretta, che lei non è stupida, che il mio comportamento è da immaturi, che per quanto la riguarda io posso essermi comportata così ad ogni lezione e pertanto lei sarebbe autorizzata a non darmi la firma di frequenza a fine corso imponendomi di riseguirlo il prossimo anno. Continua in questo modo per un bel po’, dieci minuti buoni, riducendo il mio ego alle dimensioni di una lumaca. Verso la fine però comincio leggermente ad irritarmi, perché mi sta facendo passare per una studentessa di terza categoria, e pompa la cose a dimensioni spropositate; ma decido di mordermi la lingua e continuare a dire “sì, ha ragione..” con tono penitente e occhioni sberluccicosi.
Alla fine, dopo dieci minuti di monologo finalmente si calma e mi dice la seguente frase:
“Bene, visto che io sono una persona più corretta di lei (ahahahahaha!!!), la firma gliela do comunque anche se non se la meriterebbe”.
Mi spertico in ringraziamenti sentendomi proprio ipocrita ma non mi sembra l’occasione giusta per mettermi a discutere con una docente anche se mi ha trattato maluccio.
Lascio di corsa il suo ufficio sentendomi molto più sollevata. Se davvero non mi avesse dato la firma a fine corso sarebbe stato un bel casino, ma per fortuna tutto alla fine si è risolto bene, a parte il fatto che il suo esame è orale, noi del corso siamo pochissimi, e quindi di sicuro si ricorderà la mia faccia e non me lo renderà molto facile.
Da quel fatidico lunedì non ho più saltato nemmeno mezz’ora, e l’unica volta che ho tagliato due ore per andare di nuovo a trovare l’amichetto, mi sono ben guardata dal firmare di nuovo… me n’è già bastato uno di Grande Cazziatone.
Insomma, anche stavolta la mia sfiga ha colpito ancora, tra tutte le volte che poteva fare il contrappello e beccare una decina almeno di persone che non rispondevano, l’ha fatto l’unica volta in cui a mancare eravamo io e Paolo, che siamo sempre, sempre, SEMPRE presenti.
E va beh… la sfiga è sfiga!


Dea
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Angeli o Demoni 
martedì, 08 maggio, 2007, 21:00


Sempre nell’ormai famoso, ma ex periodo di vacanza, ci sono stati altri accadimenti che hanno colpito la mia attenzione in maniera particolare.
E, sempre senza voler offendere nessuno o manipolare le poche news in nostro possesso, cito due notizie su tutte.
La prima è quella che ormai, purtroppo, è diventata una simil-soap all’italiana meglio nota come Cogne. Sembra aver avuto una fine ma sappiamo tutti che non sarà così. Non so se sia giusto punire la mamma Franzoni e non so se sia stata lei a uccidere, di sicuro so che ci sono state troppe persone che hanno approfittato di questa situazione per farsi della pubblicità e trovare nei media una fonte di visibilità, sfruttando al massimo questa occasione.
Certo, finche qualcuno lo permette...
Purtroppo non ricordo dove le mie orecchie hanno captato e passato al cervello per la memorizzazione, una comunicazione di un anziano di 75 anni che ha dichiarato di essere ad un passo dalla morte e l’unica cosa che lo tiene in vita è il voler aspettare la sentenza per vedere come verrà condannata la Mamma che, secondo lui, è colpevole.
C’è invece qualcuno che reputa la Franzoni del tutto innocente, altri che la reputano addirittura vittima di un complotto.
Personalmente credo sia più facile carpire i segreti di Fatima che conoscere la verità di questo caso.
D’altra parte lei si reputa innocente e nonostante qualche imperfezione nei vari interrogatori non è mai crollata, il che fa pensare; le prove non sono del tutto chiare nell’incastrarla e quindi molti hanno dei dubbi.
L’altro lato della medaglia vuole che, essendo la loro casa molto isolata, risulta difficile se non impossibile che qualcuno sia entrato senza lasciare traccia del passaggio o senza essere visto.
Insomma, fosse un libro, terrebbe tutti col fiato sospeso fino all’ultima pagina, quella in cui solitamente si scopre il colpevole nel maggiordomo.
Essendo una realtà, come tutte nel suo genere, tiene col fiato sospeso e appassiona finchè se ne discute, per poi finire nel completo dimenticatoio o, nella migliore delle ipotesi in un film, libro o miniserie tv!
La seconda notizia riguarda quello che è stato subito ribattezzato dai media come l’asilo degli orrori.
Qui la vicenda è complessa, forse perché se ne parla da meno tempo e le informazioni sono arrivate poco a poco.
Tutti sappiamo quello che è stato detto e scritto; praticamente poco alla volta alcuni genitori hanno denunciato delle molestie o percosse ai danni dei propri figli che erano iscritti nelle classi dell’asilo.
Sembrava poter essere un caso in cui un sistema fosse complice nella violenza ai danni di questi poveri bambini, prove schiaccianti e utilizzo di sostanze soporifere e narcotizzanti ai danni dei bambini confermate dai test e ritrovate tra i capelli di una ragazzina.
Tutti buoni, tutti cattivi... solo oggi sono venuto a sapere che sono stati denunciati anche alcuni genitori per il modo in cui hanno “estorto con violenza” le testimonianze dei propri figli!
Credo sia un modo per distogliere l’attenzione dal reale stato dei fatti, una sorta di arrampicarsi sugli specchi per ottenere del tempo o chissà cosa.
Una situazione che odio molto più di altre è la violenza ai danni di questi piccoli incolpevoli angioletti, e so che tutti voi concordate con me nel pensare che una persona che abusa di un bambino non merita certo di uscire impunito da un processo.
Dicevamo prima che sembrava esserci un sistema, la notizia degli abusi per qualche istante è sembrata anche essere una bufala assurda, sembravano tanti grandi balle, un sistema al contrario rispetto a quello descritto prima.
Sembrava dovessero essere tutti innocenti e gli unici colpevoli i genitori che avevano denunciato il fattaccio colpevolizzando persone a caso.
Di certo ci troviamo nel letto di un fiume in piena, la pedopornografia è sempre più in espansione e sembra non avere ne argine ne limite, nonostante la lotta sfrenata da parte degli organi di stato.
Forse queste denuncie sono solo la punta di un iceberg e pian piano che si fa chiarezza e si indaga a fondo nei fatti si scoprono carnefici e pedofili.
Sicuramente nessuno di noi vuole che vengano accantonate o abbandonate le indagini e che prima o poi questo schifo abbia una fine.
Purtroppo la tecnologia non sempre aiuta a dare un freno a questo fenomeno, basti pensare all’uso/abuso di programmi di file sharing, telecamere digitali, telefonia mobile e soprattutto internet.
Morale della favola, grazie ai controlli dei tabulati telefonici, caso in cui la tecnologia aiuta, effettuati ai danni delle persone chiamate in causa in questa rete di abusi, 6 persone sono finite in carcere.
Speriamo che almeno questa volta si trovino i reali colpevoli, TUTTI, e che non rimangano impuniti come troppo spesso avviene!
Crediamo che per alcuni episodi non possano esistere annullamenti o sospensioni delle pene, prescrizioni o cazzate varie che il nostro Paese permette a questo tipo di maniaci!


Ali
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Rivolta o sfogo? 
lunedì, 07 maggio, 2007, 23:50


Riportiamo in seguito un articolo comparso sulla Repubblica, senza ne togliere ne aggiungere niente, se non il nome di chi l’ha scritto.
Anche noi dello Staff ci uniamo a quello che ha scritto la persona, senza sentirci diversi ne per classe sociale, ne per tipologia di lavoro, ne per ideali politici.
E’ ora di dare un freno a quello che succede nella NOSTRA Italia!
Quello sottoriportato è solo 1 “piccolo episodio”, ma sappiamo tutti che non è l’unico, vedi gli esempi ultimi di Milano e di Torino!


Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista

Ho 49 anni, vivo a Roma, lavoro al Quirinale, ho studiato, leggo buoni libri (credo e spero), mi interesso di politica, leggo ogni giorno 2 quotidiani, guardo in tv Ballarò e Matrix e voto a sinistra, sono stato candidato municipale per la Lista Roma per Veltroni. Cerco di insegnare alle mie figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, dell'importanza dell'istruzione, delle buone letture e dello studio, l'etica del lavoro e del sacrificio per ottenere qualcosa di duraturo e vero nella vita.
Lotto ogni giorno, al loro fianco, contro la cultura del nulla e dell'apparire, contro i Tronisti e le Veline e i Grandi Fratelli.
Ma questo è un altro discorso e quindi torno subito a me ed alla mia richiesta di aiuto.
A 49 anni sto diventando un grandissimo razzista e non riesco a sopportarlo.
Non c'è stata una molla scatenante, un atto di violenza compiuto verso di me o la mia famiglia o amici, ma un continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, di sicumera da impunità, di moralità calpestata, di identità violata e violentata, di fatti raccontati da persone sconosciute su un tram o una metropolitana.
Ad una signora anziana che ha tossito (forte e ripetutamente) sul tram la giovane ragazza slava seduta davanti a lei ha detto: "Se sei malata devi scendere, vecchia!!". Alle mie rimostranze sia la ragazza che il suo accompagnatore hanno semplicemente risposto: "Tu che c.. o vuoi, fatti i c.. i tua", proprio così tua, alla romana.
Altro giro sul tram, affollato. Sale una vecchietta, si avvicina ad una ragazza di colore, la più vicina all'entrata e seduta tra altre 2 persone anziane e, gentilmente, le chiede il posto: prima non risponde e poi, all'insistenza dell'anziana biascica un "vaffanc.. vecchia puttana". Il vecchietto seduto si alza per darle il posto: io intervengo per dire che non è giusto, lei è giovane e può benissimo alzarsi per una vecchietta. Quella si alza, mi guarda, dice qualcosa e poi mi sputa la gomma americana che ciancicava: l'ho presa per il colletto e l'ho sbattuta fuori dal tram, alla fermata. Tutti ad applaudire ma io mi sono vergognato come un ladro per la mia reazione ed alla fermata successiva sono sceso.
Lavorando al Quirinale ogni tanto vado a comprare un panino in piazza Fontana di Trevi: ho sventato 2 borseggi da parte delle zingarelle. Ad un turista di Palermo ho fatto recuperare tutto il bottino che gli era stato trafugato e, appena mi accorgo della loro presenza di branco in caccia, avverto la polizia che staziona alla fontana: nessuno si muove perché devono stare vicino alle moto o alle macchine.
Ed allora capisco che Fontana di Trevi è terra di nessuno, tra decine di venditori di pistolette che fanno le bolle di sapone e di quegli aggeggi rumorosissimi che si lanciano in aria e fanno il verso dei grilli mentre le bande imperversano.
Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie città italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accoltellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorità? Perché devo essere sempre buono ed accogliente con i nomadi, ahi tasto dolentissimo e pericolosissimo, quando questi rubano, si ubriacano, violano la mia casa e la mia intimità, quando rovistano nei cassonetti e buttano tutto fuori, quando mendicano con cattiveria e violenza, quando bastonano le immigrate che non vogliono prostituirsi, quando sbattono i bambini in strada o mandano i figli a scuola con i pidocchi?
Perché se chiedo l'espulsione immediata dei clandestini violenti e ladri e meretrici e protettori di meretrici vengo immediatamente accostato a Eichmann?
Perché lo schieramento politico che mi rappresenta, se io chiedo certezza delle pene e della detenzione, mi risponde con Mastella che nomina direttore generale del Ministero di Grazia e Giustizia quel Nuvoli Gianpaolo che, secoli fa ormai, ai tempi di Mani Pulite, ebbe a dire di Borrelli "se il procuratore fosse condotto alla forca sarei in prima fila per assistere all'esecuzione"?
Perché quando Fini, allora competitor di Rutelli a sindaco di Roma, propose di spostare i campi nomadi fuori dal Gra di Roma, tutti noi della sinistra (quindi me incluso ed in prima fila) gridammo "tutti i fascisti fuori dal raccordo" ed ora, a più di quindici anni di distanza, prevale l'idea del mio sindaco e del prefetto di compiere in tutta fretta questa operazione smentendo così, sostanzialmente, tutta la politica fin qui seguita dell'integrazione e dell'accoglienza solidale?
Perché devo sopportare lo strazio umano di vedere per le strade, di giorno e di notte, giovanissime prostitute schiave senza che a qualcuno, di destra prima e di sinistra ora, sia venuto in mente di vietare la prostituzione in strada cambiando semplicemente la legge in vigore? Però se i cittadini delle zone interessate scendono in strada e reclamano, con le ronde e con le fiaccole, un minimo di decenza ed anche di lotta alla schiavitù ecco subito le anime belle gridare al fascismo ed al ritorno delle camicie brune.
Sta crescendo ogni giorno di più l'intolleranza, sta montando l'odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci. Centinaia di persone come me, che hanno sempre litigato con tutti per difendere chi entra in questo Paese, che si sono battute come leoni contro l'intolleranza e la violenza xenofoba, sono stremate e ridotte, ormai, alla schizofrenia. Io voglio spegnere quelle braci prima che si trasformino in un incendio di rancori e violenza, non voglio lasciare più il monopolio della legalità alla destra e quindi non capisco, perché dare il voto locale agli immigrati, dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese, quando in nessun grande Paese dell'Europa Occidentale questo avviene.
So benissimo, come tutti gli italiani, che in Italia, ogni giorno, mille e più reati, anche odiosissimi, vengono compiuti da miei connazionali, nessuno crede veramente che la sicurezza venga messa a repentaglio solo dagli immigrati, non voglio e mi opporrò con tutte le mie forze al dagli allo straniero. Ma voglio legalità, voglio la cultura della legalità in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi.


Ali
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Life is Life 
venerdì, 04 maggio, 2007, 18:00


In questi giorni di vacanza, sole e relax per i ponti le code l’hanno fatta da padroni... come sempre in queste occasioni!
Il mio articolo del blog se ne frega di questo, forse perché di coda me ne sono beccata poca.
Sono rimasto molto colpito da alcuni avvenimenti dei giorni scorsi, i media non parlavano d’altro e mi sono chiesto una cosa... la mia vita quanto vale?
O meglio, se potessi quantificare quello che ho fatto fin’ora e dovessi chiedere in cambio qualcosa per la mia vita, cosa chiederei?
Ovviamente me ne sono venute in mente moltissime di richieste, alcune più “banali” e altre più “serie e complesse”, ma alla fine l’unica scelta possibile è che la mia vita non ha prezzo.
Amo tutte le cose che ho e quasi tutto quello che sono, quindi non do prezzo alla mia vita e mai riuscirei a farlo, sono troppo legato a me stesso per potermi rovinare!
Ma questo cosa ci azzecca con le news che ti hanno colpito??
Arrivo subito al dunque...
Sono rimasto sbalordito dalla facilità e assurdità con cui la gente viene privata della vita.
Mi riferisco in particolare, senza voler togliere nulla a chi ha perso qualcuno di speciale e non viene menzionato, a 2 casi avvenuti nel Siracusano e Roma.
Nel primo una signora perde la vita per una lite a seguito di 50 centesimi di euro di differenza di prezzo di una consumazione, nel secondo una ragazza muore sulla banchina della metrò di Roma.
E’ ovvio che quello da noi riportato è SOLO ciò che abbiamo sentito o letto in giro, senza strumentalizzazione da parte nostra o intenzione di ledere qualcuno!
Già mi risulta impossibile accettare il primo caso, in cui un uomo ubriaco, spinto da chissà quale folle idea se non quella di essere stato ferito nell’orgoglio, spara e toglie una vita per 50 fottuti centesimi di euro – ricordiamo che si tratta di circa 1000 delle buone vecchie e care lire –.
Figuriamoci se capisco l’uccisione a colpi d’ombrello, per cosa poi? Per una spinta? Per nulla? O chissà, per una provocazione?
Beh qualsiasi sia stata la motivazione di certo non mi è chiaro come mai nessuno abbia visto o sia riuscito a fermare le due “signorine” che hanno compiuto un simile gesto.
La cosa scandalosa del “post” è stata, oltre alla condanna di 3 anni per la donna che ha ucciso, la dichiarazione della ragazza minorenne, i cui unici due pensieri erano di farsi restituire i suoi capi firmati e che la madre avrebbe saputo che era una prostituta.
Ma non conta veramente più avere una vita?
Eh si forse vivo di illusioni!


Ali
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Emancipazione Femminile 
mercoledì, 02 maggio, 2007, 23:33


Il cammino verso una completa parità di trattamento delle donne non si può ancora considerare concluso.
Questo cammino è nato come movimento ideologico sorto in vari Paesi nei primi anni Sessanta allo scopo di ottenere per la donna gli stessi diritti dell’uomo in campo sociale, economico e politico.
Proprio in quegli anni le donne non volevano più essere subalterne agli uomini e iniziarono così a formarsi dei movimenti di protesta per chiedere la parità dei diritti uomo-donna; la popolazione femminile non aveva più intenzione di essere considerata come uno stereotipo di “donna-casalinga”, ma poter partecipare attivamente alla vita sociale ed economica, acquisire diritti in campo socio-politico.
E da allora la condizione femminile è decisamente migliorata, sebbene non sempre ci sia una netta parità tra uomini e donne.
Tuttavia se in alcuni Paesi c’è stato un notevole sviluppo della società femminile, altri Stati, in questo contesto, possono definirsi retrogradi.
Infatti se si considerano alcuni Paesi orientali, salta subito all’occhio che le donne vivono in condizioni sociali disastrose, con la quasi completa assenza di diritti; ad esempio in Islam la donna non è praticamente vista sotto l’aspetto di persona, bensì come un oggetto con soli doveri e nessun diritto: ha il compito di governare con efficienza la casa, allevare la prole e portare massimo rispetto al marito, che è considerato come il padrone. Non può uscire di casa se non coperta da capo a piedi con lunghi veli e lo sguardo deve essere tenuto basso.
Cosa ancor più grave, se una donna commette atto di adulterio con un uomo al di fuori del matrimonio e viene scoperta, la sentenza è terribile: condanna a morte per lapidazione.
Ora è naturale che sorga una domanda: perché è solo la donna a essere punita con una delle più crudeli pene di morte, mentre l’uomo, colpevole anche lui di adulterio, non viene in alcun modo punito?
Ciò nonostante non solo avvenimenti così terribili avvengono in alcuni Paesi; sotto un certo punto di vista essi possono essere considerati meno “spaventosi” e più “normali”, ma se li si analizza a fondo, hanno la loro parte di riprovevole e disumano. Uno di questi è l’analfabetismo femminile in molti Paesi del mondo: questa parte di popolazione femminile è condannata ad un’esistenza passiva, non potendo in alcun modo partecipare ad una vita sociale né tanto meno ad una politica ed economica, visto che non possiede le conoscenze necessarie, né quelle di base, per farlo.
L’unica prospettiva per queste donne è quella di sposarsi, mettere al mondo i figli, allevarli e obbedire al marito. Non troppo brillante ed entusiasmante.
Quando la nostra società pensa a fatti di questo tipo, prova subito un gran senso di stupore e di rabbia, perché non sembra possibile che nel ventunesimo secolo, era di grandi scoperte in campo scientifico, di computer tecnologicamente avanzatissimi e quasi perfetti, possano esistere ancora Paesi con sistemi di governo così retrogradi.
Tuttavia anche nella nostra società evoluta, alcune donne non sono così valorizzate come si vuol credere: prendiamo in considerazione le donne che girano alcuni spot pubblicitari: esse non vengono apprezzate per le loro conoscenze o per le parole che dicono, bensì per i loro fisici, quasi perfetti e bellissimi.
Quante volte ogni giorno siamo costretti a vedere dozzine di spot con “protagoniste” giovani donne statuarie, con microabiti che scaturiscono un effetto vedo-non vedo eccitante che però c'entra poco con il prodotto pubblicizzato, magari un orologio.
Anche in alcuni programmi televisivi si vedono e si ammirano ragazze con costumi di scena molto sexy, che sanno muovere qualche passo di danza ben studiato, ma a cui è negato il diritto di parlare, di esprimere le proprie opinioni; queste donne, a mio giudizio, non vengono considerate persone, ma degli oggetti che fanno aumentare l’audience grazie ai loro movimenti sensuali e le scollature audaci.
Infine è abbastanza lampante che nella conduzione dei programmi, nella stragrande maggioranza dei casi sono donne bellissime, mentre ci sono molti meno uomini belli e che fa piacere guardare mentre li si ascolta.
Ci sono anche molte altre discriminazioni che le donne sono costrette a subire: sul lavoro ad esempio spesso si sentono pressate dalle continue svalutazioni da parte dei colleghi maschi che non le ritengono abbastanza intelligenti e capaci per svolgere una determinata operazione; si sottostima anche spesso una donna perché la si considera fisicamente inferiore e meno capace di compiere duri lavori.
Queste sono tutte piccole discriminazioni, che però sommate danno il risultato che dimostra come la parità uomo-donna non sia ancora stata raggiunta.
Ad ogni modo i risultati che sono stati ottenuti lottando per decenni sono ottimi: ora le donne possono avere figli senza perdere il lavoro e anzi, hanno la mutua e il posto di lavoro sicuro dopo il periodo trascorso a casa durante la maternità.
Mettendo a confronto tutti i Paesi del mondo, salta subito all’occhio che le differenze sono troppo grandi: non possono coesistere Nazioni dove l’economia e la società sono iper sviluppate con altre dove si vive ancora in capanne fatte col fango e con una grossa percentuale di popolazione analfabeta.
Per far si che questi nuovi diritti conquistati dalle donne di alcuni Stati si possano trasmettere anche a tutti gli altri, sarebbe necessario che cambiassero innanzitutto i regimi di governo dei Paesi sottosviluppati in modo che non ci fossero più mentalità chiuse e adombrate dall’ignoranza che costringono le donne ad una vita ristretta e passiva.
Soltanto se ci saranno questi sviluppi all’interno della politica di ogni singolo Stato allora i nuovi diritti per le donne potranno essere inoltrati e accettati da tutta la popolazione.
E per fare in modo che le donne che hanno già ottenuto la quasi totale parità fra i sessi continuino a mantenerla, devono promuovere una nuova politica, come quella delle pari opportunità, che metta sullo stesso piano donne e uomini e che faccia sempre valere i diritti femminili senza però trascurare quelli maschili.


Dea
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